Lettera Pastorale per la gloriosa Solennità della Nascita di Gesù Cristo Redentore Anno della salvezza 2018

CRISTO NASCE! FACCIAMOGLI DEL NOSTRO CUORE CAPANNA E ONORIAMOLO COME SI CONVIENE!

† SILUAN

Per grazia di Dio, Vescovo dell’Eletta da Dio Diocesi Ortodossa Romena d'Italia,

Al Piissimo Ordine Monastico,

Reverendissimo Clero

Ortodossi del Popolo cristiano della nostra Diocesi,

Grazia, pace e benevolenza da Dio, e da noi Apostolica e Paterna benedizione!

 

Amati fratelli e sorelle in Cristo nato nella mangiatoia di Betlemme,

 

Celebriamo anche quest’anno la nascita del Figlio di Dio, Cristo Signore. Come sempre, non mancano i preparativi “secondo la tradizione”, regali, pietanze e bevande, un bell’albero addobbato e canti natalizi. Tutto ciò ci porta sprazzi di gioia nel trambusto sempre più stressante della vita, anche se questa gioia diminuisce nel corso dell’anno che passa ed è subito soffocata dalle “preoccupazioni di questa vita”; sfortunatamente molte famiglie non hanno parte neanche a un poco di questa gioia…

Ma se ci pensiamo bene, tutto ciò che prepariamo per Natale è più che altro per noi che per Colui che festeggiamo o per coloro che ci sono vicini, più amareggiati di noi. Così, una festa come la Nascita del Signore diviene principalmente un “pretesto” per compere e regali, per cibo e bevande, e si rapporta sempre meno al Protagonista: Cristo Redentore. Ancor peggio, la società in cui viviamo tende ad escludere sempre più Cristo dal centro dell’attenzione, proprio quando si tratta del Natale, e si dà da fare per attirare tutta l’attenzione dei suoi “clienti” con decorazioni, con pacchetti regali e con ogni altra forma di divertimento “esteriore”, ignorando totalmente o quasi completamente Colui che, per noi, uomini, e per la nostra salvezza, è disceso dal cielo e si è incarnato, dallo Spirito Santo e dalla Vergine Maria, e si è fatto uomo (si è umanizzato), come diciamo nel Credo.

E’ necessario, perciò, che rivolgiamo la nostra attenzione a Colui che è al centro dei nostri festeggiamenti e ai valori che la Sua venuta porta nel mondo, per non vivere anche noi, cristiani, come se Cristo Signore non fosse venuto nel mondo; per non vivere e festeggiare solo noi con noi, solo noi per noi.

E’ bene cominciare con il ricordare che noi siamo beati beneficiari di una promessa fatta dal Signore ai Suoi discepoli: Ecco Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei secoli (Mt 28, 20). Essa è completata da un’altra promessa: dove sono due o tre riuniti, nel Mio Nome, lì sono Io in mezzo a loro (Mt 18, 20).  Di conseguenza, dopo essere caduti dal paradiso, il Signore è venuto a noi, è sceso il Paradiso a noi e resta con noi sempre, rendendoci Suo popolo e Sua eredità. Ma noi, se non volgiamo lo sguardo al Signore e alla Sua presenza, finiamo col vivere, pur chiamandoci cristiani, ad assomigliare al mondo che ci circonda, che vive come se Dio non esistesse. Esso, il mondo, ha estromesso Dio dalla società, dalla conduzione politica, dalla giustizia, dalle scuole, dagli ospedali e, soprattutto, è riuscito a cancellarLo  persino dalle coscienze dei suoi “cittadini”. Il mondo vive secondo i suoi principi che non tengono conto delle fondamenta, messe da Dio – suo Creatore – e dispone delle sue ricchezze dimenticando che non è “sovrano” su di esse, ma che tutto è Dono di Dio, di cui tutti gli uomini dovrebbero poter disporre, in misura equa, ognuno secondo il proprio bisogno. Ciò accade anche perché molti tra i figli di Dio (cf. Gen 6, 2) hanno abbracciato la mentalità dei figli degli uomini (cf. Gen 11, 5; Ps. 4, 2), dimenticando della sublime vocazione a essere eredi del Regno dei Cieli.

A causa dell’esclusione di Dio dal mondo d’oggi, i suoi cittadini sono arrivati a vivere una vita faticosa e affaticante anche per quanti vivono in esso, e la beatitudine promessa dai diversi contesti sociali sono diventate e diventano, sempre più, non-beatitudine (infelicità), se non proprio inferno. E il punto culminante di questa infelicità si appoggia sul fatto che il mondo in cui viviamo è arrivato a soffocare addirittura i suoi figli, che genera più con il volere di carne e il volere di uomo (cf. Gv 1, 13), strappandoli prima del tempo dal seno delle loro madri, “buttandoli”, nel periodo più fragile della crescita, negli asili nido per lasciarli “educare”, come succede negli ultimi tempi, secondo principi contrari al Vangelo ed il buon vivere cristiano.

Perciò dunque, ricordiamoci che Cristo è nato! E se qualcuno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose di prima sono passate, ecco, ne sono nate di nuove! (2 Cor. 5, 17). Insieme con la venuta nel corpo del Figlio e Verbo di Dio Padre, la natura umana si rinnova. Ma essa rimane in questo stato nella misura in cui ognuno di noi rimane in Cristo. O, per meglio dire, nella misura in cui Cristo rimane in noi, al posto che gli spetta. E rimanere in Cristo significa vivere secondo i suoi comandamenti.

La Nascita del Signore diviene, dunque, un’occasione di rinnovamento, di ricollocarci in Cristo. E questo accade in modo reale, nella misura in cui restituiamo a Cristo il “posto” che gli si conviene. Ma qual è questo “luogo”? E la risposta c’è data dallo stesso Signore: Figlio, dammi il tuo cuore (Prov 23, 26). Il mio cuore è il “luogo” che conviene al Signore, non la grotta oscura! Se il mio cuore è aperto al Signore, allora Lui non è più costretto a nascere in una mangiatoia per il bestiame, ma si costruisce un posticino proprio nel mio cuore e, per la Sua presenza in esso, lo rende Cielo. Per questo il Signore dice a ciascuno di noi: Ecco, sto alla porta e busso; se qualcuno ascolterà la Mia voce e Mi aprirà la porta, entrerò da lui, cenerò con lui ed egli con Me (Ap 3, 20). Apriamo, dunque, tutti il cuore ed accogliamo il Signore che Nasce, affinché non riposi più nella mangiatoia del bestiame. Ma prepariamo il cuore come si conviene all’”Ospite” speciale che viene in esso, magari con lo stesso zelo e premura con cui prepariamo le case per le feste. Purifichiamo il cuore da ogni pensiero cattivo che abbiamo contro il nostro prossimo, dalle parole che umiliano o feriscono chi ci è affianco, di ogni pulsione verso desideri o atti che a Dio non piaciono, per accogliere il Re dei Cieli che viene a noi come un Bambino innocente.

Non dimentichiamo dell’unica cosa che serve, quella parte migliore di “Maria” (cf. Lc 10, 42) e non lasciamoci prendere più di quanto serve nei preparativi di “Marta”, che ci fa dimenticare di Colui per il quale li facciamo. Solo in questo modo, Colui che festeggiamo non è dimenticato e ignorato, ancora una volta, a causa dei preparativi, ma riceve posto e attenzione adeguata e diviene Egli stesso il nostro Banchetto di Natale facendoci partecipi della Sua Vita, del Suo Corpo e del Suo Sangue, di quelrinnovamento che con la Sua venuta nella carne porta alla natura umano e all’intera creazione.

E’ questo il modo giusto con cui poniamo il buon inizio della nostra vita, inizio che non abbiamo saputo porre 29 anni orsono, ma che abbiamo l’occasione di compiere oggi nel centenario della nostra patria, unificata nel 1918, centenario del quale venti anni sono stati necessari per piangere i morti e per guarire le ferite della prima guerra mondiale. Hanno fatto seguito dieci anni di tumulti sfociati nella seconda guerra mondiale, cosparsa del sacrificio di migliaia e migliaia di vite umane. Al termine della guerra, è iniziato un periodo di oltre quaranta anni di dominio ateo e di persecuzione, che ha richiesto il tributo di altre migliaia di vite umane e chiusosi con conquista della libertà, nell’anno 1989, con spargimento di sangue e con altri sacrifici di vite umane. E l’ultima parte del centenario, quasi trent’anni, è stato cosparso da confusione sociale, di cui il più grande esodo del nostro popolo, che conta il numero di coloro che sono partiti, tra i suoi figli, tra i 6 e i 7 milioni, ne è il segno.

Nel nome di tutti coloro che si sono sacrificati per l’unità, la dignità e la nostra fede, in questi ultimi 100 anni, è doveroso imparare la dolorosa lezione della storia e porre, d’ora innanzi, più in Dio la nostra speranza, restituendo a Lui il luogo che a Lui spetta nel cuore e nella vita nostra, rendendolo partecipe, d’ora innanzi, di ogni nostro progetto e decisione, coscienti che senza di Lui non possiamo fare niente (cf. Gv 15, 5). Insegniamo alle migliaia di bambini nati oltre i confini della nostra patria, la fede in Cristo e la lingua madre, così come l’intero tesoro della tradizione e cultura del nostro popolo, i valori che definiscono la nostra identità, unendoli amabilmente ed armoniosamente con tutti i valori che il paese in cui viviamo ed il suo popolo possiede.

Che questo inizio sia portatore di pace, amore fraterno e unità, per la gloria di Dio e per un’esistenza portatrice di beatitudine duratura ed eterna.

La benedizione del Signore e la Sua Grazia sia con voi, con tutti, in ogni giorno. Feste luminose e piene di gioia, vi auguro ancora, e molti anni in salute a voi e a tutti.

Il vostro presule e di ogni vostro vero bene desideroso,

 

† Vescovo SILUAN

Della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia

 

 

Dato dalla nostra residenza di Roma, nella luminosa Solennità della Natività del Signore,

Anno della Salvezza 2018, mese di dicembre, giorno 25.

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